Disturbi d’Ansia
Psico Terapia Breve
Strategica
a cura della dottoressa Samantha
Giannotti
Psicologa Psicoterapeuta
Fucecchio – Firenze - Toscana
Attacchi di Panico
“Per
cancellare la paura voltati e guardala
in faccia
perché ciò che affronti apertamente
si dissolve
alla luce della consapevolezza”
Anonimo
“Immaginate di essere da
soli in mezzo a tanta gente: di colpo, come fosse l'imboscata di un
acerrimo nemico, sentite la vostra mente sfuggirvi. Il cuore impazzito
scalpita come uno stallone al galoppo. La gola, riempita dall'aria come
dalla piena di un fiume, soffoca. La testa come sul ciglio di uno
strapiombo oscilla di vertigine. La paura dilaga in voi, volete fuggire
ma non si può fuggire da se stessi, dalle proprie sensazioni. La paura
vi avvolge, vi strangola, cercate di controllarla ma è lei che
controlla voi. Sentite di impazzire e morire al tempo stesso. Di colpo
la mano amica vi batte sulla spalla: < Ciao amore, scusami per il
ritardo >. Quegli attimi di panico come nuvole penetrate dal sole
svaniscono, ma sentite ancora la sensazione del gelido sudore addosso
che vi ricorda che non è stato solo un brutto sogno.
Benvenuti nel mondo del
panico.
La paura di questo nemico
d’ora in poi vi accompagnerà come un’ombra sinistra, e più cercherete
di cancellarla più vi ci perderete dentro.” (Nardone, G. Non c’è notte
che veda il giorno, 2003)
Le parole del Professor
Nardone ci aiutano bene a entrare nella drammatica situazione delle
persone che soffrono di attacchi di panico. L’attacco di panico è il
risultato di più fattori che interagiscono tra loro: quello che la
persona percepisce ovvero il motivo delle sue paure (uno spazio chiuso,
guidare l’auto, vedere un determinato animale ecc..); le reazioni
fisiologiche della persona (tachicardia, sudorazione, tremori ecc..);
le reazioni mentali della persona (“mi sembra di morire”, “sento che
sto perdendo il controllo”); le azioni che la persona fa ovvero le
tentate soluzioni, per uscire da questa impasse (chiede aiuto, evita
certe situazioni, fugge, ecc..).
Le persone che soffrono
di attacchi di panico sono intrappolate in un circolo vizioso dove è
proprio quello che fanno per uscirne che le intrappola ancora di più.
Le tentate soluzioni
(ovvero tutti i tentativi, le strategie che ognuno di noi mette in atto
di fronte ad una difficoltà per superarla) più ricorrenti in questi
casi sono:
-
controllare volontariamente le proprie sensazioni e reazioni fisiologiche e mentali con
il risultato paradossale che più la persona cerca di controllare e più
perde il controllo;
-
chiedere aiuto alle persone che gli sono vicine ma anche in
questo caso la persona non fa altro che aumentare il proprio senso di
incapacità;
-
evitare le situazioni ritenute pericolose con il risultato che
ogni singola cosa che la persona evita viene vissuta come ancora più
pericolosa e questo porta ad aumentare il senso di sfiducia oltre che
ad aumentare sempre più il numero delle cose evitate.
La terapia breve
strategica attraverso l’uso di piccoli stratagemmi guida il paziente a
interrompere le soluzioni disfunzionali messe in atto e lo porta a
sostituirle con strategie funzionali che lo portino fuori dal circolo
vizioso senza troppi sforzi e sofferenze.
Gli stratagemmi
terapeutici usati nella Terapia Breve Strategica sono costruiti ad hoc
e aiutano la persona che soffre di attacchi di panico a fare concrete
esperienze di superamento della paura senza che nemmeno se ne accorga.
La consapevolezza infatti arriverà solo ad esperienza fatta quando la
persona non potrà che rilevare le proprie capacità e prendere atto
delle risorse attivate per fare ciò che fino a quel momento sembrava
impossibile.
Negli ultimi vent'anni,
presso il CTS di Arezzo su un campione di oltre 4000 casi di attacchi
di panico, grazie alla Terapia Breve Strategica oltre il 95% è stato
risolto in una media di 7 sedute.
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Fobie
“Non può vivere senza
timore chi è causa del suo timore”
Epicuro
La paura è un’emozione fondamentale
per l’adattamento degli animali e degli esseri umani all’ambiente in
cui vivono.
La paura, nelle giuste dosi, è quella
sensazione fondamentale che ci permette di far fronte a situazioni
pericolose, quella che ci mette in guardia di fronte ai pericoli.
Pertanto ogni essere umano prova
paura, ed è proprio grazie a questa sana paura che ognuno di noi si
attiva e riesce a gestire la realtà. Quando però la paura supera certi
limiti perde la sua peculiarità e da risorsa diviene un limite che ci blocca
e che ci incatena dentro la prigione del panico.
Una fobia è quindi una paura
patologica che impedisce e limita, in varie misure, la vita quotidiana.
Questo tipo di disturbo oltre ad
essere molto democratico (la fobia colpisce infatti indistintamente
uomini e donne di qualsiasi ceto sociale e culturale) è anche molto
creativo. Gli esseri umani possono avere paura di qualsiasi cosa,
esistono infatti tante paure quante ognuno di noi ne può inventare;
dalle più diffuse quali la paura di perdere il controllo, la paura
dell’altezza, la paura di animali specifici, la paura dell’aereo ecc..
a quelle meno frequenti quali la paura del vento o la paura degli
angoli.
Come nel caso degli attacchi di
panico anche per le fobie il terapeuta strategico mette in atto degli
stratagemmi terapeutici costruiti ad hoc per guidare la persona,
attraverso esperienze concrete, al superamento della specifica paura e
al recupero della fiducia nelle proprie capacità e risorse personali.
Il trattamento delle fobie mediante
la Terapia Breve Strategica è generalmente efficace in più del 95%
dei casi e la durata media è di circa 7 sedute.
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Disturbo ossessivo
compulsivo
“Il folle è colui che cerca di scacciare la
propria ombra e ci si perde dentro”
W.
Shakespeare
Anche questo disturbo nasce dalla
paura patologica. La persona soffre di un disturbo ossessivo
compulsivo, di fronte alla situazione che gli provoca paura, si difende
attraverso la ripetizione di
pensieri, formule o azioni compulsive.
Si innesca così un circolo vizioso che
vede il soggetto prigioniero della ripetizione di questi pensieri e/o
azioni, e quella che inizialmente era una soluzione diventa così il
vero problema.
A questo punto, per gestire le
situazioni di panico la persona ha solo due strade, o sceglie di evitare
le situazioni temute o mette in atto compulsivamente i rituali.
Come si può facilmente intuire ciò
porta a limitare fortemente la sua libertà.
All’interno di un disturbo ossessivo
compulsivo i rituali messi in atto possono essere: riparatori (rituali messi in atto per “riparare”
a qualcosa che è accaduto e che potrebbe essere pericoloso); preventivi
(rituali messi in atto per evitare che accada qualcosa di brutto o
spaventoso); propiziatori (in genere sono una forma di pensiero magico
legato a credi religiosi, fantastici o superstiziosi).
Per le ossessioni e le compulsioni,
così come per le fobie, potremmo riportare numerosi esempi in quanto
anche questa patologia è caratterizzata da una grande creatività; le
ossessioni compulsive più frequenti riguardano il controllare e
ricontrollare la chiusura delle porte, delle finestre, del gas così
come continui lavaggi, rituali di ordine, rituali di pulizia o ancora
la ripetizione di un’azione un preciso numero di volte, la ripetizione
di una formula magica ecc…
Il trattamento efficace del disturbo
ossessivo compulsivo prevede il ricorso a stratagemmi talvolta
decisamente creativi, in grado di riorientare terapeuticamente i
meccanismi che intrappolano la volontà dei soggetti (G.Nardone, 2003),
in quanto nella maggior parte dei casi le persone dichiarano di essere
consapevoli dell’assurdità di questi rituali ma i loro tentativi per
limitarli o liberarsene risultano fallimentari.
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Disturbi Somatoforfmi
“I mali che fuggi sono in
te”
Seneca
Il termine "somatoforme" deriva
dal greco "soma" (corpo, fisico) e dal latino
"forma" (aspetto, forma) e si riferisce a quei disturbi che
presentano manifestazioni fisiche come i disturbi organici, pur
derivando in realtà da cause psichiche.
Tra i più frequenti disturbi
somatoformi troviamo l’ipocondria, ovvero la paura delle malattie e la
dismorfofobia o fobia del
proprio aspetto.
La persona che soffre di ipocondria è
spaventata dalla possibilità di avere una malattia. Questo la porta ad
ascoltarsi continuamente, ad effettuare quotidianamente auto check up
ed esami diagnostici. Purtroppo più gli esami diagnostici sono negativi
e più la persona si convince di avere un male così terribile che
nemmeno gli esami sono stati in grado di rilevare e si trova quindi
costretto a farne altri.
In genere le persone che soffrono di ipocondria si informano costantemente tramite
riviste scientifiche o pseudomediche, internet, programmi tv su tutto
ciò che può riguardare la loro malattia, ne parlano sempre con tutti e
va da sé che così facendo alimentano i loro dubbi e soprattutto alla
fine, come dice il proverbio “chi cerca trova”.
Anche in questo caso si instaura un
circolo vizioso nel quale il soggetto con l’intento di fronteggiare la
paura per la sua salute inizia a tenere ossessivamente sotto controllo
ogni fenomeno fisiologico spontaneo del suo organismo causando così una
naturale alterazione delle sue funzioni. Questa alterazione fa scattare
la paura e la paura a sua volta non fa che incrementare le reazioni
fisiologiche alterate fino ad arrivare al vero e proprio panico.
La dismorfofobia è la preoccupazione eccessiva che
una persona ha per il proprio corpo. Questa paura nasce da una visione
distorta del proprio aspetto esteriore ed è una paura decisamente
moderna perché fortemente legata al crescente sviluppo estetico
presente nella nostra società e all’evoluzione della chirurgia
estetica.
Le persone che ricorrono al bisturi
sono sempre più giovani, sono prevalentemente donne e sono “donne
comuni” che magari fanno anche una serie di rinunce per potersi
permettere l’intervento.
Ovviamente la medicina estetica è in
sé una cosa utile e preziosa ma l’uso eccessivo o improprio la può
rendere dannosa e pericolosa.
E’ molto importante sottolineare che
nella maggioranza dei casi, nelle persone che soffrono di dismorfofobia
il difetto estetico che si attribuiscono è inesistente o decisamente
trascurabile. In genere sono soggetti con una profonda insicurezza e
con difficoltà di relazione con gli altri; per questo motivo la mente
si aggrappa ad un difetto fisico per giustificare queste difficoltà e
nasce la speranza che eliminato quello tutto si risolverà.
Come per l’ipocondriaco dove l’esito
negativo degli esami medici apre la porta ad altri accertamenti così
nel caso del dismorfofobico ogni
difetto eliminato tramite un intervento chirurgico apre la porta alla
scoperta di un altro difetto e un altro intervento in un escalation
dagli esiti disastrosi; la soluzione adottata per risolvere il problema
diventa così il vero problema.
Inizialmente la persona che soffre di
questa fobia legata al proprio aspetto ha la tendenza ad isolarsi
poiché si sente osservata e giudicata dopodiché chiede in genere aiuto
alla famiglia proponendo l’unica soluzione possibile alle sue
difficoltà. Quest’ ultima nonostante capisca che il problema è
psicologico o non fisico finisce per cedere alle richieste del
soggetto.
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