Disturbi Trattati
Disordini alimentari
DISTURBI DELL'AlIMENTAZIONE

Le diete, oggi più che mai, rappresentano una vera moda, è infatti rarissimo incontrare una persona che almeno una volta nella vita non abbia provato a cambiare il proprio regime alimentare per perdere qualche chilo di troppo. Questo anche perchè viviamo in una società molto attenta all’aspetto fisico e alla cura del proprio corpo.

Quando ognuno di noi segue una dieta riesce a dimagrire, il problema è riuscire a seguirla fino in fondo e soprattutto a non recuperare poi i chili persi con tanta fatica. Il problema essenziale quindi di ogni dieta non è l’efficacia ma la difficoltà di mantenere il risultato ottenuto nel tempo. La struttura paradossale di ogni dieta è proprio il tentativo di controllare che fa poi perdere il controllo. 

Un disturbo alimentare nasce quando una persona non riesce più a gestire il piacere del cibo ovvero anziché sapersi concedere in modo equilibrato quello che è un piacere assume un atteggiamento rigido, assume nei confronti del cibo un controllo rigido.

Nei disordini alimentari si ha un rapporto alterato con il cibo e con il proprio corpo. Questo rapporto arriva ad essere così alterato da ostacolare quello che è il normale svolgimento delle attività quotidiane e i propri rapporti sociali.

Un disordine alimentare si può presentare sotto varie forme: anoressia, bulimia, vomiting (sindrome da vomito), binge eating.

ANORESSIA

“Portare una corazza ti evita il dolore, 

ma ti evita anche il piacere!” 

Celeste Holm

 

Il termine anoressia deriva dal greco e letteralmente significa mancanza o riduzione volontaria dell’appetito. L’anoressia è una patologia alimentare caratterizzata pertanto dal rifiuto del cibo. Il 90-95% dei casi di anoressia riguarda persone di sesso femminile,anche se è un disturbo in crescita anche tra gli uomini; l’esordio dell’anoressia si ha tra i 10 e i 30 anni. In genere In genere chi soffre di questo disturbo è una persona delicata, ipersensibile e soprattutto è una persona che vive la realtà che la circonda come troppo difficile e perturbante. Proprio per questo motivo queste persone cercano di difendersi creandosi un’armatura che le protegge dalle esperienze della vita ma che inevitabilmente finisce per imprigionarle.

Come si crea quest’armatura? L’anoressica costruisce questa armatura iniziando ad astenersi dal cibo e da qualsiasi altra emozione piacevole; e diventa così brava a farlo, ad avere questo controllo sul cibo, che il suo piacere più grande diventa proprio il piacere di astenersi.

 

Sant’Agostino diceva che l’astinenza è più facile della moderazione e le anoressiche questo lo sanno bene perché anche loro iniziano una sorta di percorso ascetico ritirandosi appunto da ogni tipo di sensazione piacevole e arrivando ad essere orgogliose della loro capacità di controllo. Purtroppo con il passare del tempo si struttura nell’anoressica una percezione distorta del proprio fisico; è come se avesse delle lenti deformanti, più dimagrisce e più si vede grassa. Molto frequente nelle persone che soffrono di anoressia il ricorso a lassativi o a sessioni estenuanti di esercizi fisici con lo scopo ovviamente di bruciare calorie e non accumulare grassi. 

BULIMIA

Bulimia significa letteralmente “fame da bue” e consiste nell’ingerire grandi quantità di cibo attraverso abbuffate che rappresentano vere e proprie perdite di controllo, e ovviamente aumento del peso corporeo. Le persone che soffrono di bulimia si abbuffano con un incontrollabile piacere salvo poi avere, di continuo, la paura di perdere il controllo. Il modo con il quale cercano di risolvere questo loro problema, la tentata soluzione, è cercare di controllare queste abbuffate ma, paradossalmente proprio questo tentativo di controllo è ciò che fa perdere loro il controllo.

 

In un’ottica strategica distinguiamo tre categorie: 

 

- coloro i quali mangiano incessantemente senza mettere in  atto vere e proprie abbuffate. Sono persone che mangiano in maniera irregolare tutto il giorno. 

 

- coloro i quali alternano periodi di abbuffate a periodi di dieta ben riuscita con conseguente perdita e acquisizione di peso 

 

- coloro che usano il cibo come compensazione a delle mancanze o come protezione da relazioni che non si sentono in grado di sostenere. Il grasso in questi casi protegge da sensazioni “pericolose” in quanto rende meno desiderabili. Noi diciamo “avendo qualcosa che le divora dentro finiscono col divorare ciò che è fuori”. Il grasso che queste presone accumulano serve loro per proteggersi da altre sofferenze e da altri problemi.

 

VOMITING

 

Il Vomiting è stato ritenuto per anni solo una delle modalità attraverso le quali mantenere il peso desiderato, si definiva (ed in alcuni contesti si parla e si definisce tuttora) come sintomo accessorio di un disordine alimentare, le famose “condotte di eliminazione”. Grazie alla trentennale ricerca intervento del Centro di Terapia Breve Strategica di Arezzo si è arrivati ad una nuova definizione del Vomiting che lo vede come disturbo a sè stante con caratteristiche specifiche e ben distinte dagli altri disturbi alimentari e soprattutto si è arrivati alla messa a punto di un protocollo di trattamento di riconosciuta efficacia.

Inizialmente il vomito rappresenta una buona strategia, una tentata soluzione, per evitare di ingrassare o per mettere a tacere i sensi di colpa quando si pensa di aver esagerato col cibo ma con il passare del tempo la persona scopre che mangiare e vomitare è piacevole ed inizia a mangiare per vomitare. Vomitare diventa così una compulsione piacevole, la ricerca di sensazioni forti e si struttura come un vero e proprio rituale.

Possiamo individuare principalmente due tipologie di vomitatrici: quelle che si dicono pentite, vogliono liberarsi di questo rituale e imparare a vivere e scoprire sensazioni piacevoli sane in altre forme nella loro vita e quelle che invece non sono affatto pentite, anzi si compiacciono del loro rituale ed usualmente vengono portate in terapia dai familiari preoccupati per la situazione.

 

BINGE EATING

In letteratura classica il binge eating viene descritto come disturbo da alimentazione incontrollata ovvero un disturbo caratterizzato da abbuffate senza vomito. Con l’intento di perdere perso, queste persone, iniziano a smettere di mangiare o comunque a diminuire molto le quantità di cibo assunte ma non riuscendo poi a controllare il piacere del cibo finiscono per abbuffarsi. Vediamo quindi come, di nuovo, il voler controllare rigidamente porta proprio alla perdita di controllo. Proprio come una diga che non riesce più a contenere l’acqua, rompe gli argini, esonda e dilaga in maniera dirompente le binge eating restringono, restringono, restringono fino a esondare in abbuffata.

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